Pubblicato il

Clima foraggi aflatossine micotossicosi

Clima foraggi aflatossine micotossicosi

Clima foraggi aflatossine micotossicosi sono fattori concatenati, che, velocemente e nelle condizioni favorenti di questo periodo caratterizzato da caldo-umido, portano allo sviluppo di tossinfezioni alimentari. Addirittura le aflatossine presentano anche un rischio professionale per gli operatori del settore agro-alimentare, seppur quasi del tutto trascurato.

Secondo le meteo-previsioni, il cambiamento climatico in atto avrà un impatto sulla presenza di aflatossine negli alimenti in tutta Europa.

Cosa sono le aflatossine (micotossine)

Le aflatossine sono sostanze chimiche tossiche pericolose per l’uomo, dal potere dannoso e mutageno che contaminano gli alimenti, conosciute per le loro proprietà genotossiche e cancerogene. Vengono generate da funghi tossigeni, in particolare da due specie di Aspergillus, l’Aspergillus flavus e l’Aspergillus parasiticus, due funghi che si trovano soprattutto in zone caratterizzate da clima caldo-umido e che colonizzano gli alimenti. In verità esistono tantissimi funghi in grado di generare tossine, ma soltanto alcune risultano davvero pericolose per l’uomo (come per l’appunto le aflatossine).

Dove si trovano le aflatossine?

Le aflatossine si possono sviluppare in tantissimi alimenti: semi oleaginosi, quali le arachidi, mandorle, pistacchi, e altra frutta secca, semi di albicocca (armelline), granoturco, riso, fichi, spezie, come il pepe, semi di cacao e oli vegetali grezzi.

Purtroppo è possibile trovare le aflatossine anche nella carne, anche se in quantità ridotte, visto che anche gli animali che si nutrono di mangimi contaminati possono accumulare queste tossine.

A questo si aggiunge la presenza delle aflatossine nel latte (e quindi i suoi derivati) prodotto da mucche alimentate con tali mangimi.

Quando si formano le aflatossine?

Queste specie fungine possono essere formate in una qualunque delle fasi di produzione e di trasformazione di un prodotto alimentare, come:

  • coltivazione e raccolto;
  • lavorazione (es. essiccatoi, mangimifici, mulini);
  • stoccaggio;
  • carico e scarico delle merci;
  • lavaggio di strutture ed attrezzature;
  • Nella fase di coltivazione e raccolto, la contaminazione è favorita da:
  • clima caldo umido, con temperature tra i 25 ed i 30°C ed una elevata umidità;
  • fessurazioni ed abrasioni sulla pianta, le quali derivano principalmente da imprevisti momenti di caldo secco oppure dall’azione di insetti parassitanti.

In tutte le altre fasi, i principali fattori favorenti la contaminazione sono:

  • ambienti con una scarsa ventilazione e non dotati di sistemi di aspirazione dell’aria che prevedano l’espulsione della stessa all’esterno (accumulo di polvere di cereali);
  • mancato od errato utilizzo di sistemi DPI (dispositivi di protezione individuale);
  • scarsa igiene ambientale.

La presenza di contaminazioni da micotossine nelle derrate alimentari mostra i suoi effetti sostanzialmente negli allevamenti zootecnici, ed esercitano un’azione tossica sull’uomo e sugli animali, principalmente attraverso l’ingestione di alimenti contaminati.

Aflatossina B1 e Aflatossina M1

Le aflatossine che si riscontrano negli alimenti di origine vegetale sono quattro: B1, B2, G1, G2; le B sono prodotte sia da Aspergillus flavus che da Aspergillus parasiticus, mentre le G sono prodotte solo dall’Aspergillus parasiticus.

L’aflatossina B1 è la più diffusa nei prodotti alimentari ed è una delle più potenti in termini di genotossicità e cancerogenicità. È la più studiata dai ricercatori a causa della sua elevata tossicità acuta e cronica e per l’attività cancerogenica espletata sugli animali, oltre che per le potenziali conseguenze sull’uomo.

L’aflatossina M1 è uno dei principali metaboliti dell’aflatossina B1 nell’uomo e negli animali e può essere presente nel latte proveniente da animali nutriti con mangimi contaminati da aflatossina B1.

Molti studi hanno permesso di stabilire il rapporto tra la concentrazione di aflatossina B1 nella dieta ed il livello di aflatossina B1 o dei metaboliti presenti nei tessuti. Generalmente la quantità rilevabile nei tessuti è trascurabile, tranne che per l’aflatossina M1 nel latte, detta “milk toxin“, che è stato il primo metabolita della B1 ad essere identificato. Tutti i mammiferi che ingeriscono aflatossina B1, ne eliminano una quota nel latte come aflatossina M1. Nel caso della mucca da latte, la quota eliminata è dell’1-3% di quella ingerita. L’aflatossina M1 ha una struttura simile a quella della B1, e ha evidenziato una tossicità acuta paragonabile a quella della molecola da cui deriva, mentre la cancerogenicità epatica (verificata sulla trota e sul ratto) è all’incirca del 2-8% rispetto alla B1.

Penetrazione nell’organismo e rischio da aflatossine

Le aflatossine possono entrare nell’organismo per via orale (ingestione di un alimento contaminato) o per via respiratoria (contatto con le polveri fini che si generano durante le fasi di lavorazione); un’altra via di ingresso possibile è quella cutanea.

Note per la prevenzione

In campagna

Le azioni seguenti possono abbattere il rischio di contaminazione da aflatossine durante le fasi di coltivazione e di raccolta:

  • non lasciare seccare la pianta nel campo, al fine di evitare formazione di crepe e facilitare così l’ingresso dei funghi produttori di Aflatossine;
  • effettuare prontamente l’essiccazione a seguito della raccolta;
  • usare pesticidi contro gli insetti parassiti;
  • curare l’igiene delle attrezzature usate;
  • eliminare le parti di pianta con evidenti segni di infestazione;
  • eliminare le parti di pianta danneggiate;
  • stoccare in ambienti freschi ed areati, con bassa umidità.

In Azienda

Le azioni seguenti, da attuare in azienda, possono eliminare le aflatossine eventualmente già presenti sulle materie prima e di proteggere gli addetti durante le lavorazioni:

  • selezionare nel modo più preciso possibile le parti potenzialmente infestate tramite apparecchiature che ne rilevino il colore, generalmente differente da quello delle parti sane, ed eventuali rotture o crepe;
  • utilizzare adeguati sistemi aspiranti;
  • utilizzare adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale):
  • facciali filtranti antipolvere FFP3 (efficienza totale minima 98%), sostituiti prontamente non appena si avverte un aumento sensibile della resistenza respiratoria, tenendo anche conto della perdita di tenuta nel tempo (si consiglia la sostituzione dopo massimo 24 ore di utilizzo);
  • guanti protettivi ;
  • occhiali protettivi;
  • tute intere, preferibilmente usa e getta, con elastici ai polsi e alle caviglie (vedi la nostra Linea Abbigliamento di protezione).

Al consumatore finale

Le azioni seguenti possono essere messe in atto dal consumatore finale:

  • non mangiare mai cibi sui quali sia evidente la presenza di muffe, anche se di piccole dimensioni;
  • consumare gli alimenti a rischio sopra indicati entro breve tempo;
  • consumare alimenti provenienti da filiere controllate;
  • non conservare gli alimenti in luoghi caldi e umidi.

È importante anche ricordare che la cottura e la refrigerazione ed il congelamento degli alimenti contaminati NON eliminano i rischi precedentemente segnalati.

Specifica regolamentazione per i livelli ammessi di aflatossine

L’Unione Europea, allo scopo di preservare la salute dei consumatori e ridurre al massimo l’esposizione alle aflatossine, ha emesso una normativa condivisa per armonizzare con i controlli necessari per l’immissione in commercio degli alimenti ed i limiti massimi consentiti in alimenti e mangimi a tutela della salute umana ed animale. Infatti,

  • la direttiva 2002/32/CE che riporta i livelli massimi di contaminanti, comprese le aflatossine, ammessi nei mangimi
  • il regolamento (CE) 1881/2006 e relative successive modifiche definisce i tenori massimi di aflatossine e di altri contaminanti negli alimenti
  • il regolamento (CE) n. 401/2006 definisce le disposizioni relative ai metodi di campionamento e di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di micotossine.

Dal momento che le variazioni nella presenza di specifiche classi di micotossine variano di anno in anno in base all’andamento climatico, a questi regolamenti si affianca una

Altre micotossine

Oltre alle principali micotossine rappresentate appunto dalle aflatossine, delle oltre trecento micotossine finora isolate soltanto alcune rappresentano un rischio per la salute umana, quando, specialmente in passato, a essere contaminati da queste erano diversi prodotti alla base dell’alimentazione popolare.

Ocratossine: sono generate da diverse specie di Aspergillium e da una sola varietà di Penicillium, in condizioni di forte umidità. Possono essere presenti nei cereali, nei legumi, nel caffè, in alcune uve e nei prodotti da questi derivati. Manifestano tossicità per i reni e l’Istituto internazionale di ricerca contro il cancro (IARC) le ha classificate come potenzialmente cancerogene.

Fumonisine: sono prodotte dai funghi Fusarium, tipicamente presenti nel mais, nella soia e nei prodotti da essi derivati. Anch’esse classificate come potenzialmente cancerogene, danneggiano il fegato e i reni. Dallo stesso fungo derivano.

Tricoteceni, sono prodotti anch’essi dai funghi Fusarium, che attaccano i cereali e possono causare nausea e vomito. Pur non essendo cancerogeni per l’uomo, se ingeriti continuativamente e in dosi elevate possono provocare la leucopenia tossica alimentare, una malattia che nella maggior parte dei casi si rivela mortale.

Zearalenoni: sono prodotti anch’essi dai funghi Fusarium, sono tipici dei cereali. Pur non rientrando fra i cancerogeni, sono potenzialmente nocivi in quanto capaci di interferire sugli equilibri ormonali, anche in concentrazioni ridotte.

Patulina: prodotta da diverse specie di Aspergillus e Penicillium e tipica delle mele, è tossica, seppure in misura ridotta. Può essere presente nei succhi di frutta, ma viene distrutta dai processi fermentativi.

Citrina: può contaminare i cereali, i legumi e i salumi, mentre altre micotossine possono avere effetti allucinatori e altri sintomi pericolosi.

Ergoline: sono state impiegate per scopi industriali e medici, tra i quali la formulazione dell’LSD, nota droga psichedelica inizialmente destinata a trattare i disturbi mentali.

La nostra proposta

Interconsult s.r.l. sta ampliando il proprio catalogo orientato alla salute, ed, a fianco delle storiche Linee di prodotto, sta implementando la Linea Igiene degli alimenti, che presenta in particolare:

  • Test rapidi per mangimi, che rilevano la presenza delle seguenti micotossine:
  • 400001 Aflatossina B1
  • 600001 Zearalenone
  • 600002 Deossinivalenolo (Vomitotossina)
  • 600003 Fumonisina
  • 600004 Tossina T-2
  • 600005 Ocratossina
  • 430001 Myco3 TriTest – Aflatossina B1, Zearalenone e Deossinivalenolo.

I risultati sono ottenibili in soli 10 minuti.

Non è richiesta nessuna incubazione, non è richiesto nessuno strumento speciale.

  • Aflatossine nel latte: i test rapidi presenti nella nostra linea rilevano l’aflatossina M1 e un test combinato per antibiotici e aflatossina:
    • 100004 Aflatossina M1 – rileva i residui di aflatossina M1 nel latte crudo
    • 100016 BTM1 TriTest – Beta-Lattamici, Tetracicline e Aflatossina M1 – rileva i residui di beta-lattamici, tetracicline e aflatossina M1 nel latte crudo.

Le performances di questi test per la ricerca di aflatossine nel latte hanno la validazione ILVO T&V.

Oltre a questo test rapido, nella Linea sono presenti anche test per la valutazione di salubrità di carne, olio di frittura, ecc.

Interconsult da sempre si orienta verso la qualità ed innovatività dei prodotti forniti, ed è consapevole del ruolo che deve svolgere in qualità di fornitore affidabile ed aggiornato, e sta profondendo ogni sforzo per aumentare la propria capacità di soddisfare il cliente.

Non esitate a contattarci e troveremo insieme la soluzione ai nuovi problemi emergenti.